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  • Salvatore Enrico Anselmi

Ode a un genio gentile. Ode a Sepùlveda


Quando i maestri ci lasciano l'impoverimento del lutto che strappa si accanisce contro il ricordo sottile ma resta in cute, fino al pensiero ultimo condotto sulla coda puntuta sulla scia delle parole annodate nel tramandare dalla mente più esperta a quella più giovane, dal tronco maturo all'albero verde che lignifica ora, per la prima fervida stagione durante la quale sarà alto e svelto a vergare l'azzurro col bruno segno col verde segno del ramo portatore di frutto e di fronde. Potente la voce maestra dalla cui voce prima discende l'eco e diffonde luce prima. Ode a un genio gentile al testimone che crede. Ode all'uomo se crede che non possa essere ancora uomo chi tradisca se stesso dietro un sorriso di ghigno nel vivere basso e condiscendente. Ode all'occhio che vede dove altri occhi non scrutano Ode alla distillata mistura di parola e senso di verità solitaria che s'inerpica ancora in salita.


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