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  • Writer's pictureSalvatore Enrico Anselmi

Due racconti brevi: "Il ritorno" e "Ritratto di Eva".







Il ritorno







La strada s’inerpica per una salita. Stretta di fianchi e macilenta, infiacchita alle spalle come un uomo che abbia mangiato troppo poco per troppo tempo e l’incurvarsi verso una direzione costituisca motivo di inarcamento instabile.

Dalla finestra all’angolo, ultimo piano del palazzo all’inizio della via, una donna si sporge avvinghiata alla ringhiera, in bilico ardito verso il vuoto.

L’attrazione inconsulta verso il vuoto è il richiamo esercitato da chi torna a casa.

Il vuoto è la cubatura d’aria e spasimo che la separa da chi si avvicina.

Un fischio lungo e due brevi, il passo meno cadenzato di un tempo che tuttavia risponde allo stesso ritmo.

Il sentore di una pressione sul selciato dapprima intuita, forse solo immaginata per l’inganno dei sensi nel quale l’udito e il ricordo, il desiderio che il ritorno si compia, sono spesso caduti.

L’inganno del non ritorno fino a oggi ha decretato l’ostracismo ai rumori di strada, al ritmo credibile, all’andatura consueta di chi a quell’ora si annunciava con un fischio lungo e due brevi.

Ma oggi è giorno di paga, oggi è giorno di festa, non è più il sempre sopito dall’ottundimento dei sensi.

Dopo la diaspora e l’attesa, dopo l’allungo del silenzio, la pioggia del pianto, l’ira per l’illusione di nuovo scesa sugli occhi, dopo lo squasso dei giorni rotolati in sequenza mentre l’assenza si protraeva, tutto oggi si conclude.

La donna protesa oltre la ringhiera ravvisa l’accenno di un ciuffo scuro, meno baldanzoso sulla fronte.

La donna, protesa oltre il riquadro che separa l’interno della sua casa da ciò che è oltre ed esterno, appunta l’attenzione sui passi.

La donna raccoglie le forze per non sottostare alla pressione che le scoppia nel petto.

La donna è scesa. A perdifiato dalle scale.

La donna è in strada, torrida di sudore freddo, reduce e convalescente, data per ferita a morte e quasi vedova.

Ma oggi è giorno di paga, è giorno di festa.

Il nome dell’uomo, strillato e scandito affinché sia certo che quello è il nome e quello l’uomo, si spacca. Rimbalza nell’eco restituita come uno schiaffo dai muri.

L’abbraccio è un cozzo, le carezze una presa di nuovo possesso, per saggiare che fisici e reali siano quel corpo e quel ritorno, quello sguardo cerchiato, quella barba incolta, quell’espressione battuta ma non piegata. L’abbraccio è la prova che liberato è il respiro, fuso il fiato, affrancati respiro e fiato dal capestro del sentore di morte.

Oggi è giorno di paga, è giorno di festa.


Nell'immagine in alto:

Edward Hopper, Cape Cod Morning, partic., 1950, Smithsonian American Art Museum.




***




Ritratto di Eva







Una giovane donna, Eva. Una giovane donna con lo sguardo languido e puntuto di curiosità. Per qualsiasi cosa si muova, per un oggetto,, per un essere animato che attraversi il suo orizzonte limitrofo e il suo variabile campo d’azione.

Il fotografo l’ha colta venticinquenne mentre rivolge a lui lo sguardo.

L’osservatore per professione viene osservato dal soggetto ritratto che, nell’atto di ricambiare l’attenzione su di sé, a sua volta lo ritrae mentalmente. E con quell’attitudine compita di osservare sembra voler comprendere il mondo, andare oltre il limite circoscritto di chi le sta di fronte, della sua macchina fotografica, della parete nello studio a cui s’appoggia un tendaggio di posa, un vaso di fiori, una pendola spuria che non batte più le ore da tempo e fa da sfondo legnoso e bruno a un interno presunto, ricreato apposta per una seduta di due scatti.

E’ un’indagine lo sguardo di entrambi, perché ognuno vorrebbe carpire al meglio l’indole dell’altro, come se ciò fosse possibile grazie a un incontro lasco e breve, a un contatto casuale per eseguire una foto da incorniciare ed esporre nella parete frontale in salotto.

Lei è la curiosa, lui lo scrutatore.

La ragazza risplende per sguardo cristallino e mesto, lui è coperto dal tendone e rimane con una mano alzata per tenere bene in vista i sali che dovranno esplodere e illuminare la scena. Chi scruta si nasconde e chi è scrutato si pone a favore di luce. Si espone e si nasconde ognuno dei due secondo quanto lo scopo dell’osservare e dell’essere osservati impone.

Leggero è il filamentoso sollevarsi dei capelli e nella foto quell’ombra sottile creerà un’ombra sulla tempia della giovane. Un’ombra che segna un’ora, un momento volatile oggi, eterno sulla carta quando seppiata e gialla sarà quella carta che ha ricevuto l’immagine giovane di Eva.

I capelli come una meridiana del momento eterno e sospeso.

I sali esplodono. Leggermente sorpresa e spaurita è l’espressione che Eva lascia di sé.

Entrambi non dimenticheranno quella seduta di posa mentre suonano le dodici e un altro appuntamento dovrà essere onorato: un ufficiale e la sua signora mentre un cagnolino dalla coda riccia reclama un biscotto per rimanere buono.


Nell'immagine in alto il ritratto fotografico dell'attrice americana Maude Adams, 1892.


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