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  • Salvatore Enrico Anselmi

Giochiamo insieme?


Salvatore Enrico Anselmi - Giochiamo insieme? - racconto

Come spire di serpi accucciate sotto le pietre era il sentiero che giungeva alla punta estrema dove viveva Sara. Era una stringa di girali da poterci andare a piedi, in moto o in bicicletta. Era un percorso aspro, chiazzato da macchie odorose. Sara viveva con Piero e il piccolo Luca in una casa metà casa e metà capanna di pescatori. L’avevano scelta, sui paradossi di Sassolungo, dopo un cambio di vita deciso in fretta.

Lì facevano le guide per i naturalisti.

Lì era morto Luca di cinque anni. Una caduta dagli scogli, una sagoma bianca sugli scogli di lava. Bianco freddo su nero poroso. Le gambe magre, una mano a pugno, la testina fradicia d’acqua. Inutile tentativo dell’elisoccorso, la speranza tranciata.

Sara e Piero avevano acconsentito all’espianto degli organi. Il piccolo Luca fu portato via senza vita dall’elicottero che avrebbe dovuto salvarlo.

Squassi di corpo e amore rinnegato, nemesi sulle scelte e una vita del cazzo davanti. La notte era il luogo dell’attesa, la cuccia sudicia della disperazione. Gli ansiolitici avevano un effetto biascicato, melmoso sulla coscienza. Sara riprese a fumare, anche mentre mangiava. Maturò odio vero contro l’estensione zoologica delle forme viventi, quelle minime così come le più evolute e complesse.

La rovina del mare contro gli scogli divenne per lei odiosa. Sara lasciò Piero, la punta di terra e la capanna sul Sasso, ma non si acquietò nella nuova casa di città, la città più vicina alla costa, inghiottita dal rumore.

Il traffico la circondava. Percepiva terapeutico lo stordimento per alienare i pensieri e ricomporre le devastazioni. Ma raggiungeva solo uno stato di sedazione superficiale.

Mangiava male e poco. Respirava a stento. Odiava.

Venne a sapere il nome della piccola trapiantata. I giornali avevano pubblicato la foto di una bambina col viso irriconoscibile dai pixel della censura, maglietta a strisce e due coccinelle alle orecchie. «Salvata dal cuore di un coetaneo.»

Furono i genitori di Marghe a farsi vivi con Sara. «Vorremmo che la conoscesse.»

Sara raggiunse Marghe all’asilo. Si spacciò per la nuova maestra mentre la bimba, con la maglia a strisce e le coccinelle alle orecchie, giocava in giardino.

La strinse forte. Il cuore di Luca batteva allegro.

Lo ascoltò pompare il sangue in un corpo minuto, non suo, coperto da strisce. Portò una mano al petto. Pompavano forte, insieme, tenendo il ritmo. Luca era lì con loro, in giardino.

«Giochi con me a fare le torte di terra?»

Giocarono per tutta la mattina.

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