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  • Salvatore Enrico Anselmi

Giungeva alla foce


Salvatore Enrico Anselmi, "Giungeva alla foce"

Giungeva alla foce dopo lungo percorso e lì non inaridiva

Giungeva alla riva dopo aver domato gioghi ostili

e pianure complici alla scesa

Giungeva fluente e sicura con fievoli gorghi

Giungeva giocosa e s’acquietava dove trovava freno.

L’abbiamo vista fendere il cielo

L’abbiamo scorta tremante di tripudi e luce in brillio

sottile come stille di pioggia, come fresche mattine

e come in trepida attesa ne abbiamo raccolto

il senso, il verso, il comando.

A questo, certo e netto come il tuono,

gigante come il masso,

non vogliamo sottrarci e chiediamo riparo,

guglia, portale, camera di pitture accesa

che squilla dagli occhi al seno,

al luogo dove il pensiero cala

sul petto ferito di gioia, di gioia che scava

e lascia inermi e fuggiaschi

inermi e alleati alle braccia

Non esaurire la corsa fiorente come fuochi

consumati con troppa fretta nella sera

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