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  • Salvatore Enrico Anselmi

Guardai il cielo

Updated: Jan 25

Nel momento in cui la certezza divenne assoluta persi la pelle di uomo, il senso del dubbio, il culto per la ricerca. Nel momento in cui l'insensatezza del vivere divenne assoluta persi il nord, la direzione fondante, e diventai un frammento erratico. Guardai il cielo e continuai a camminare. L'arroganza sfidante del sentiero saliva sul fianco della montagna da aprire, come con una ferita percorribile. Varcai il discrimine, l'erta e l'avvallamento. Nulla fino a quel momento si era manifestato così sorprendente e rivelatore. Dall'alto guardai il mondo e il mondo, infinito e sottostante, rimandò in alto quello stesso richiamo. Abbacinato dal chiarore non finito e dal discrimine lontano tra cielo algido e terra bruna, restai immoto e stupito dalla grandiosa arroganza del vuoto, dalla ferina e insondabile natura, dal magico sentore di bosco pressato lontano, da piccoli piedi e scostato più avanti da piccoli arti. Il respiro e l'abisso, la vertigine e l'istanza per non traguardare come finito lo spiraglio, che si stagliava oltre, si fusero in un afflato di vita e di spirito, di senso e di sensibilità, di corpo vivente e di pneuma che gli dava moto ansimante e vita.




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