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  • Salvatore Enrico Anselmi

Ho contato a ritroso

Updated: Dec 9, 2020





Ho contato a ritroso trenta giorni che mi separano da te

Ho contato trenta volte, trenta giorni in cui sono tornato

per abitudine, per rabbia mai sedata, per insonnia poco mansueta

ad appoggiare i piedi a terra, come fisica adesione,

a respirare, ingurgitare cibo e millantare vita

per macchinale codardia a rimanere ancorato a questa vita.

Ho contato i fiori della tua veste da camera

Ho contato le frange della coperta sul tuo letto

piatto e inabitato come un pianoro.

Ho contato le luci filtrate dai vetri della tua finestra

stampigliarsi sul muro nero e scivolare dal soffitto

come testimoni distratte da nuovo fluire,

filamentose chiamate all’appello, vacue meduse svanenti

che si prendono gioco di me,

di un’attesa senza meta certa e immediata.

Fluire furioso e orbo mi dice che altro c’è ancora da fare.

Ho contato verdi vene sul mio braccio stupito e fiacco

Ho contato le pene sul petto

come le decorazioni di un soldato che avanza in ritirata

come un arto sottratto dallo scoppio, dall’assenza che piange, sgocciola e stilla.

Altro da qui permane come inquilino, come ospite inatteso,

come detentore maligno, infilato di soppiatto negli interstizi,

nelle orbite vaganti del pensiero, del pensiero sarcastico che addenta la carne

nelle pieghe deboli della camicia, tra i rebbi freddi della forchetta

tra i denti lontani del pettine, tra le dita impacciate

a legare il laccio tranciato ora per gioco,

per guercio alternarsi d’inciampi

che s’aspettano all’angolo di tramontana

e si tengono per mano come fratelli.

Ho contato a ritroso. Trenta, trenta e altre trenta volte

Finché non sarà più possibile enumerare.

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