MY RESEARCH BLOG

  • Salvatore Enrico Anselmi

Trecentosessantacinque




Ho percorso a ritroso il tracciato

a trecentosessantacinque giorni,

a trecentosessantacinque stazioni

che mi separano dalla pietra rotolata

a trecentosessantacinque pugni alzati contro l’alba

a trecentosessantacinque imprecazioni contro la notte

contro la salita insensata che mi si para davanti,

contro il percorso che, dipanato ancora accanto, ancora si ostina

intollerabile come il pondo sul petto che non assopisce la presa

come la voce franta del liberto non redento

come la lontanissima vita che era

come il lavacro macabro di un rituale da non osservare.

Ho compianto lo stigma dell’imposizione a porre termine,

termine a questa stagione apparente a tutti noi concessa

che dovrà raccordare le strade

senza più crudo e osceno interrompersi

col verso tranciato sulle labbra, verso bieco e maledetto

senza più abbandoni ai quali è perduto l’opporsi

In attesa, alla fiamma in attesa di quel giorno ha senso ancora

credere allo sfioro di luce sulla faccia del mondo

che si rigira altrove e trae dietro di sé uno strascico

che arde sul lapis e astri caduti.


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