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  • Salvatore Enrico Anselmi

Vorrei parlare alle tue mani



Vorrei parlare ai tuoi occhi per dire loro che non li ho smarriti,

non ne ho dimenticato il colore, la forma, la mite espressione,

l’ombreggiatura ondulata di mandorle dolci.

Vorrei parlare al tuo viso per dirgli che non ne ho abraso le linee

o sottratto la fibra della quale era costituito e fatto, rassicurante tepore che accoglie.

Vorrei parlare al tuo naso che ha assaggiato l’ansimare mio assonnato nel riposo,

Vorrei parlare alle tue orecchie che senza astensione hanno sempre ascoltato la mia voce

e, dall’incrinatura o dallo squillo vibrato, hanno tratto auspicio

affinché fosse incrinato anche il tuo giorno o terso l’orizzonte che su di me dispiegavi.

Vorrei parlare alle tue mani, vincastro al sostegno e balsamo alla carezza,

Vorrei parlare alle tue braccia che mi hanno recinto con fede

come uno steccato d’ombra azzurrina e ondulata

distesa intorno a una coltura preziosa e raggiante per preservarne lo sviluppo.

Vorrei parlare ai tuoi passi che sento ancora, mi picchiano forte sul petto

e punzecchiano le tempie tese come il pesce richiamato al pelo dell’acqua dall’amo.

Vorrei parlare alla tua ombra, aggraziata e vascolare,

di recente più curva, che affiancava la mia e talvolta si accosta.

Vorrei parlare alla tua voce calda e mansueta

come un piccolo giogo da centrare col passo,

grave nel pianto e chiara nel giorno del pigolante risveglio alla gioia.

Vorrei parlare al respiro del quale ho respirato,

allo sguardo col quale hai reso manifesta la quotidiana impermanente ierofania,

tergendo la notte via dalle palpebre impastate di sonno e impolverate dal buio.

Vorrei parlare al cibo col quale nutrendoti mi hai nutrito,

all’orto che ha maturato i frutti, al giardino concluso inanellato al tuo determinato pensiero

come il rampicante che s’affida e s’abbarbica al sostegno legnoso posto da un padre.

Vorrei ancora leggere dal tuo libro e trarre la decodifica ortodossa,

la trasposizione, la traduzione bella e fedele alla tua narrazione,

a quella mantenere il solco netto e scavato in profondo.


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