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  • Salvatore Enrico Anselmi

Ascesa


Salvatore Enrico Anselmi - Ascesa

Una tempesta cozza contro il petto

la bruma si dispone come aureola sgargiante

il pondo richiama alla terra

e sulla terra di cui è figlio

si assesta saldo alla base.

Vorrei essere alto

alto sull’orizzonte come il cipresso

bruno e rappreso nella veglia.

Vorrei essere ampio come il pino

che acquieta le ombre

vorrei essere loquace e potente

come le chiome del rovere

lanceolato alle foglie.

Filamenti di stringhe odorose

cantano a lume pieno

la sarabanda del loro fulgore

si chiamano e centuplicano l’eco.

La nostalgia del ritorno

distilla piccoli dolori

dolori mansueti

catene come fili di ragno

e li asperge a mani piene

come nell’atto di condividere e spezzare il pane

nel giorno della carità clemente

con uomini santi e imbelli.

Non chiedermi d’essere terrigno

perché i lacci del pondo respingo

i lacci del ventre famelico rescindo

i lacci del sonno e della promessa mancata.

Alta sull’orizzonte

veleggia la prua che sfida nel cerchio

e nel cerchio sovrasta con legni d’avorio

sfavillante d’argenti battuti

i gorghi in ascesa.

Un nuovo mare di cirri e fondali

coralli e remiganti ali

varca il pensiero

nella vacuità eterna del cosmo.

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